Dislessia

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Se un bambino ha difficoltà nella lettura, fa molti errori, tende a sostituire le lettere simili, a saltare le parole, a invertire la destra con la sinistra, è lento, o non comprende bene quello che legge, oggi può essere dichiarato affetto da uno specifico “disturbo” chiamato "dislessia" e quindi bisognoso di “diagnosi e terapia riabilitativa.”

Alcuni sostengono che «la difficoltà di lettura o “dislessia” è “una specifica disabilità dell'apprendimento di origine neurologica, caratterizzata da difficoltà nel riconoscimento delle parole.» Altri sostengono che «la difficoltà nell'apprendimento della lettura è un disordine che dipende da una neurodiversità che produce disabilità cognitive fondamentali, che sono frequentemente di origine costituzionale.» Altri affermano che «tale disturbo è determinato da un'alterazione neurobiologica, cioè una disfunzione nel funzionamento di alcuni gruppi di cellule nervose.» Altri ancora dichiarano che la “dislessia” sia «un disturbo della lettura che si manifesta in individui in età evolutiva privi di deficit neurologici, cognitivi, sensoriali.»

La storia

Nessuno ha osservato che negli anni settanta veniva cambiato il metodo per insegnare a leggere ai bambini, abbandonando il metodo alfabetico, che insegnava rigorosamente il codice alfabetico, associando i suoni alle lettere corrispondenti, e solo dopo a costruire le sillabe, le parole e le frasi. Al suo posto veniva introdotto il cosiddetto metodo globale o visivo, che insegnava a riconoscere a vista le parole intere, come se fossero simboli cinesi, e incoraggiava a “indovinare” le parole e a non preoccuparsi per gli errori, perché il bambino sarebbe giunto da solo, “spontaneamente”, a leggere.

               

I numeri

I sostenitori che la difficoltà nella lettura sia una specifica patologia, chiamata “dislessia” affermano che oggi in Italia sarebbero affette da “dislessia” oltre 1.500.000 persone, pari al 3,5% della popolazione generale. Nella popolazione scolastica il 4,5% degli studenti sarebbe “dislessico”, per un totale di 350.000 scolari dislessici: quindi in ogni classe vi sarebbero mediamente 1-2 scolari dislessici.

Caccia alla dislessia

Dal 2005 al 2012 si sussegue in Italia una serie incredibile di Progetti finalizzati a combattere la “dislessia”, fra i quali i seguenti:

- “Progetto dislessia”, avviato nel 2005 dal Ministero della Pubblica Istruzione, in collaborazione con l'Associazione Italiana Dislessia (AID), propone una vastissima campagna di formazione per «diffondere sensibilità e consapevolezza sulla dislessia» e individuare in ogni scuola degli insegnanti quali “Referenti per la dislessia”.

- Progetto “A scuola di dislessia”, partito nel 2010, organizzato da MIUR, Fondazione Telecom Italia, (FTI) e AID, come progetto triennale, con gli obiettivi di formare una rete di 7000 insegnanti per gestire nelle classi il problema della “dislessia”, istruire i docenti a riconoscere «“il disturbo” negli alunni, far “cambiare l’atteggiamento culturale nella scuola e vincere lo scetticismo degli insegnanti sui disturbi di apprendimento”», nonché addestrare gli insegnanti stessi ad eseguire gli screening in tutti gli ordini di scuola, comprese le scuole materne.

- Il Progetto “Non è mai troppo presto”, anch’esso organizzato da MIUR, FTI e AID, ha lo scopo di effettuare uno screening nazionale della durata di tre anni (dal 2009 al 2012) su 300 classi prime elementari, nelle quali seguirà «lo sviluppo delle abilità di lettura e scrittura di oltre 8000 bambini fino alla terza elementare, per individuare tempestivamente quelli che iniziano a presentare difficoltà di apprendimento. […] I bambini risultati a rischio ad almeno due successive somministrazioni dei test verranno inviati ai Servizi di Neuropsichiatria infantile per un accertamento diagnostico.»

La dislessia istituzionalizzata anche in Italia

Con l’entrata in vigore della Legge 8 ottobre 2010, n.170; «Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico», viene stabilito “per legge” che le difficoltà nell’imparare a leggere, a scrivere (brutta scrittura, errori di ortografia), e a fare i calcoli, rinominate “dislessia”, “disgrafia”, “disortografia” e “discalculia”, sono vere “malattie”, chiamate globalmente “disturbi specifici di apprendimento”, che richiedono una “diagnosi specialistica da parte del Servizio sanitario” e una “riabilitazione”.

 Nell’ambito del “percorso riabilitativo”, la legge garantisce ai bambini così diagnosticati, il “diritto di usufruire di strumenti compensativi e dispensativi” (la sostituzione della lettura con l’ascolto di audiolibri, l’ausilio di correttore ortografico per scrivere, l’uso della calcolatrice per eseguire calcoli aritmetici), e speciali e “adeguate forme di verifica e di valutazione” (tempi maggiori per i compiti, argomenti ridotti ecc). I bambini saranno così definitivamente “dispensati” per legge proprio da quell’indispensabile ripetizione dell’esercizio, lungo e impegnativo, che porterebbe anch’essi a leggere e scrivere correttamente.

 

Per Approfondire: Studi su Dislessia >>

 

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